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La famiglia, come sovente si ripete, è il nucleo fondamentale della società e il primo luogo in cui la nuova vita trova accoglienza e cura. Qualche volta capita, però, che proprio la famiglia sia il luogo in cui è più difficile essere accettati e in cui il modo di essere di qualcuno dei membri può essere, non solo criticato, ma perfino osteggiato.

Il 5.10.2017, è stata emessa una ordinanza dal Tribunale di Napoli Nord, per una vicenda che nelle settimane passate ha interessato anche l’opinione pubblica, e cioè l’allontanamento di un figlio dalla casa familiare, voluto dalla madre a motivo della dichiarata omosessualità del ragazzo.

Presupposto della vicenda è il giudizio di separazione tra i genitori, nel quale il Presidente del Tribunale aveva assegnato la casa familiare alla madre e le aveva affidato i figli, compreso il nostro protagonista, ancora minorenne al tempo dei fatti.

Ma al compimento dei diciotto anni, la madre allontanava improvvisamente il ragazzo da casa, tanto da costringerlo a passare la notte in una comunità-alloggio.

Dopo questa sfortunata avventura, il giovane si costituiva nel giudizio di separazione dei genitori, chiedendo che gli fosse corrisposto dagli stessi un assegno di mantenimento, considerato che il ragazzo non aveva ancora i mezzi per sostentarsi autonomamente.

Il Tribunale di Napoli Nord ha accolto la richiesta di assegno di mantenimento, preferendo, però, non obbligare la madre a riprendere in casa il giovane.

Infatti, trattandosi di un soggetto maggiorenne, il giudice ha cercato un punto di equilibrio tra la libertà della madre nel non voler (più) convivere col figlio e il diritto del figlio di essere mantenuto anche oltre i diciotto anni e fino al raggiungimento della propria indipendenza economica (sempreché il figlio operi attivamente per il conseguimento di tale obiettivo).

Dispiace, invece, che il giudice partenopeo non abbia colto l’occasione per decidere sulla scelta della madre di ostacolare la frequentazione tra il figlio maggiore e la sorella ancora minorenne, sul presupposto che il primo avrebbe potuto esercitare una cattiva influenza sulla seconda.

L’occasione, infatti, si presentava idonea a fornire spunti di riflessione sulla questione dell’ambito di applicazione e dei limiti del diritto del minore di mantenere rapporti significativi con i parenti; diritto espressamente sancito dall’art. 315 bis codice civile.

Il messaggio ai genitori è, dunque, chiaro: il mantenimento dei figli fino al raggiungimento dell’indipendenza economica è un obbligo di legge, anche quando non è ispirato da un’auspicabile inclinazione naturale all’assistenza e alla cura dei propri discendenti.

                                                                                                                                          Dott. Eleonora RUSSO – Praticante Avvocato